Narrativa

Dialogo tra Fosca e Igino Ugo, II

Ugo: Il sole risplende, lo vedo dalla vetta della mia illacrimata assenza.

Fosca: Taci. A te bagnano con costanza la memoria ben più lacrime di quelle toccate a certi tuoi colleghi.

Ugo: Vuoi forse affermare che io sia compianto più di un Tasso, o di un Manzoni?

Fosca: Non a parole, è vero; ma in azioni, e nel senso di un affetto concreto…

Narrativa

Verità

Mi ero incantata a guardare le ciliegie che avevamo già sparpagliato a manciate sulla tavola.

Ne sollevai un paio attraverso il piccolo perno posto alla cima e cominciai a farle di tanto in tanto ruotare nelle loro sanguigne giravolte. Un brusco movimento delle mie dita ne fece staccare una, che atterrò sul nome di Nerone riportato a penna sul quaderno di latino. Rabbrividii.

Recensioni

Piciul, di Marco Peluso (recensione)

Di lui era rimasta solo carne che si deteriorava attimo dopo attimo, non sembrava neppure più capace di pensare. Fissava il vuoto con occhi bovini, come se guardasse un incubo visibile solo a lui.

piciul, marco peluso

La puzza di colla, di segatura e di sudore.

I rumori degli strumenti di lavoro.

La massa anonima degli operai che giorno dopo giorno sempre più si assuefa a questo mondo incapace di evolversi; e tra questi mezzi automi, c’è anche Horia, un ragazzino che dell’infanzia è riuscito a conservare soltanto il viso acerbo (da qui il soprannome di Piciul).

Narrativa

Farsi notare

Sono soltanto un uomo seduto su una panchina.

Non è ancora l’alba, il cielo ha il colore di una gamba di jeans rivoltata e gli uccelli fanno silenzio. Dormono ancora, il becco serrato e nascosto tra le piume. 

E chissà se ho mai visto dormire un volatile.

Come dicevo, sono seduto sulla panchina e qui non c’è un’anima, solo le bottiglie verdastre e il vomito della notte appena trascorsa. 

È presto o tardi, per chiunque al mondo.

Miscellanea

Un mal di denti cosmico: piccoli deliri postprandiali e non del tutto privi di senso

C’è che non riesco più a svegliarmi.

Non posso farlo; o meglio, prima o poi lo farò, ma per dovere biologico e non perché io ne abbia realmente motivo o possibilità. Però non chiamiamolo risveglio, no.

Si chiama cadere dall’ultimo gradino della tregua onirica. Nelle occasioni fortunate, la mia mente è stremata al punto da non riuscire a coltivare anche durante il sonno l’orticello florido della sua agonia. Quando accade, come accade a chiunque, io sono lì che non sono davvero e potrei forse neanche esistere per il mondo e il mondo per me. Esiste qualcosa di meglio?

Miscellanea

Il canto del ventricolo offeso (1)

Quando lui mi ha lasciata, ho cominciato a scrivere una sorta di diario. Purtroppo non ho un gran senso della privacy e la condivisione letteraria per me viene prima dell’intimità, quindi ho deciso di condividere le prime due pagine qui sul mio blog.

Non vorresti mai dirtelo. Se ci pensi, ti sembra che intorno a te ogni cosa diventi gelida.

Un’era glaciale dell’animo, e il nucleo invece avvampa e si divora.

Non avrai carezze per molto tempo. Forse qualche bacio che è mero contatto di bocche che non si conoscono né hanno intenzione di conoscersi. Forse ancora un incontro con un corpo ignoto; e allora ti renderai conto che non sei più capace. Hai disimparato il sesso nel momento in cui hai fatto l’amore. Indietro non si torna.

Poesia

L’amaro mattino

Forse accetto le relazioni e le conseguenti rotture soltanto perché ricevo del materiale per quello che scrivo. Mi piace pensarla così. Se non la penso così, impazzisco.

Poesia

Anime ignude

Non c’è molto da dire a proposito di questa poesia che non sia già contenuto al suo interno. Di certo sono versi caotici; l’amore mi fa quest’effetto. Per farla breve, due anime si conoscono molto prima di avere accesso alla vita. Loro sono mescolate l’una nell’altra al punto che non esiste ancora un io e un tu, una domanda e una risposta, un dare e un ricevere. Sono prive del corpo, sono anime ignude.